La Loggetta
Al piede del Campanile sorge la loggetta, l’edificio che più d’ogni altro condensa il carattere celebrativo della nuova sistemazione della platea marciana impressa da Jacopo Sansovino.
Costruita tra il 1537 e il 1549, un ventennio più tardi venne adibita a posto di guardia degli arsenalotti, che vigilavano durante le sedute del Maggior Consiglio.
Ricco prospetto di ispirazione classica, articolato in tre grandi arcate, con colonne d’ordine composito, la Loggetta è l’opera sansoviniana che, più di ogni altra, svolge quel carattere fastoso e pittoresco, confacente all’ambiente veneziano.
Entro le quattro nicchie Sansovino collocò le statue in bronzo di Minerva, Apollo, Mercurio e della Pace.
I rilievi in marmo, con figurazioni allegoriche, sono opere di seguaci e collaboratori di Jacopo: Venezia sotto forma di giustizia al centro, l’Isola di Cipro a destra, l’Isola di Candia a sinistra.
Nel 1663, trasformate le arcate laterali in portali, dinanzi all’originaria facciata viene aperto l’ampio podio esterno, balaustrato, chiuso più tardi con l’elegante cancello in bronzo di Antonio Gai (1735 – 37) a cui spettano anche i rilievi marmorei dei due Putti sulle ali esterne del prospetto.
Nell’interno, entro la nicchia esistente era situato il gruppo in terracotta raffigurante la Vergine con il Bambino e San Giovannino, opera del Sansovino, ora nel Museo Marciano.
Il 14 luglio del 1902, quando crollò il campanile, la Loggetta venne sepolta dalle sue macerie, mandandola in frantumi. Nella ricostruzione, ultimata nel 1912 assieme al Campanile, si recuperò quanto più possibile dell’antico materiale architettonico e decorativo, rivestendo di marmi le due facciate laterali, che fino allora esponevano paramenti in laterizio.
