| |
Conosciamo qualcosa della vita dell'evangelista Marco grazie ad alcuni testi del Nuovo Testamento e alle testimonianze degli antichi scrittori ecclesiastici. Per colmare quanto manca a questi testi ci sono fonti posteriori, di ambito egiziano ed occidentale, le quali riferiscono dell'apostolato che avrebbe svolto in Egitto e nelle Venezie. Marco si presenta con doppio nome: Giovanni, di tradizione ebraica, e Marco, di antichissima tradizione romana riportabile a Marte, il dio della guerra.
E' ritenuto l'autore del secondo vangelo, il più breve dei quattro, composto di soli sedici capitoli.
Fasi della vita di San Marco:
La giovinezza
| La crisi di Marco
| Marco a Roma
| Marco
ad Aquileia | Ermagora
| Marco
in Egitto | La
morte
La giovinezza
Marco, figlio di Paolo e Maria, sarebbe nato nell'odierna Cirene, capitale
della Cirenaica, nella Libia attuale.
La discreta agiatezza economica gli permette lo studio dell'ebraico, greco
e latino, approfondendo la conoscenza della Sacra Scrittura ed in particolare
i testi dei profeti.
Probabilmente Giovanni Marco nasce all'inizio dell'era volgare, sotto
l'impero di Augusto. Prima della morte dell'imperatore, la Cirenaica viene
invasa da tribù barbare, che depredano terre e beni della famiglia di
Marco.
Costretto alla fuga con i genitori, si rifugia a Gerusalemme dove incontra
i primi annunciatori della predicazione di Gesù.
Da Gerusalemme Marco si reca ad Antiochia assieme a Barnaba e Paolo.
Antiochia, oggi Antakya nella Turchia sud occidentale, sorge di fronte
all'isola di Cipro. Gode il prestigio di un grande centro commerciale
ed è una capitale di divertimenti; terza città dell'impero romano dopo
Roma e Alessandria e capitale della provincia romana. La comunità cristiana
è aperta all'evangelizzazione sia degli ebrei sia dei seguaci di qualsiasi
altra religione. In effetti gli Atti precisano che proprio qui per la
prima volta i seguaci della severa morale predicata nel nome di Cristo,
forse per dileggio, vengono denominati cristiani. Barnaba, Paolo e Marco
raggiungono il porto di Antiochia per intraprendere il viaggio che lì
porterà a Cipro, Lo sbarco avviene a Salamina, la città più popolosa ed
antica capitale.
Qui sorgono numerose sinagoghe e i due missionari si danno da fare per
annunciare il vangelo coadiuvati da Marco, forse catechista e battezzatore,
forse cronista della spedizione.
La crisi di Marco
Una volta raggiunta la città di Cipro, avviene il distacco di Marco da
Paolo e Barnaba. Il testo degli Atti si limita a rilevare ch'egli si separa
da loro per ritornare a Gerusalemme. Non si conosce il reale motivo per
cui il giovane aiutante dei due non abbia voluto più proseguire, sappiamo
però che l'abbandono di Marco viene considerato da Paolo un tradimento.
Marco ritorna a Gerusalemme. Qui nel 49, in occasione del Concilio apostolico,
si trova anche Pietro, oltre a Paolo e Barnaba arrivati per giustificare
il metodo nuovo del loro apostolato verso i pagani divenuti cristiani
senza dover passare attraverso le norme imposte dalla tradizione giudaica.
Approvato il loro sistema missionario, Paolo e Barnaba ritornano ad Antiochia,
la loro base operativa. Ad Antiochia casualmente si trova anche Marco,
giunto forse con l'apostolo Pietro. Barnaba, fortemente legato al cugino
Marco, propone a Paolo di riprenderlo quale aiutante.
A questo punto Paolo è irremovibile nel rifiuto. Anche Barnaba punta i
piedi per difendere Marco al punto che arriva a rompere la lunga amicizia
con Paolo.
Mentre Paolo si avvia verso le comunità cristiane dell'Asia Minore, Barnaba
si imbarca verso Cipro assieme a Marco per una seconda evangelizzazione
dell'isola. Notizie specifiche al proposito sono piuttosto tarde e appartengono
agli apocrifi Atti di Barnaba che narrano le vicende cipriote di Marco
e Barnaba con vivacità di particolari, tocchi romanzeschi una ricchezza
di particolari avventurosi, ben diversa dalla sobrietà storica della prima
missione descritta dagli Atti degli apostoli.
Marco a Roma
Marco giunge a Roma nel 42 o dopo il 50, quale aiutante di Pietro svolge
la sua attività tra gli ebrei, che sono circa quarantacinquemila.
Si rivolge anche ai Romani pagani e per di più alle classi militari.
Marco è una sorta di interprete tra Pietro, che non parla il greco o lo
adopera male, e il suo uditorio, per il quale il greco è una lingua internazionale.
Clemente Alessandrino, attorno al 200, precisa che Marco compone il suo
vangelo a Roma. Per gli altri antichi scrittori ecclesiastici Marco trascrive
la predicazione dell'apostolo Pietro, pur senza indicare in quale luogo
questo sia avvenuto. Clemente afferma che Pietro predica il messaggio della
salvezza ai cavalieri di Cesare, i quali, al fine di ricordare quanto l'apostolo
proclama a viva voce, inducono Marco a redigere il vangelo. Chi siano i
cavalieri di Cesare non è però mai stato chiarito.
Marco ad Acquileia
La seconda parte della vita di Marco comprende l'apostolato ad Aquileia
e in Egitto, ad Alessandria. La fase aquileiese va collocata prima di
quella alessandrina.
Il doge Andrea Dandolo, nell'ampia Chronica, redatta a Venezia attorno
al 1350, sostiene che Marco è discepolo di Pietro in Roma, dove compone
il suo vangelo su richiesta dei cristiani del luogo affinché la predicazione
dell'apostolo non vada perduta. Quando Pietro lo viene a sapere, se ne
rallegra e ordina che il testo evangelico venga consegnato alle diverse
chiese. Invita Marco a recarsi ad Aquileia per predicare la parola del
Signore, cosa che il discepolo compie volentieri portando con sé il testo
del suo sacro libro.
I cristiani neoconvertiti chiedono a Marco di ricopiare per loro il testo
del vangelo. Egli accetta e lo consegna loro perché lo possano osservare
con fedeltà. A questo punto Marco, ritenendo la sua missione compiuta,
progetta di ritornare di nascosto a Roma presso San Pietro. Ma gli aquileiesi,
che sanno di questa sua intenzione per ispirazione divina, gli chiedono
che venga dato loro un suo successore.
Ermagora
Il successore di Marco ad Aquileia è Ermagora, un prestigioso aquileiese,
che gode la stima di tutti, grazie ad un'esemplare vita cristiana.
Marco, assieme ad Ermagora, intraprende il viaggio verso Roma lungo i
canali lagunari che collegano Aquileia con Ravenna. La navicella con i
due santi deve attraversare gli intricati meandri dell'odierna laguna
di Venezia, città allora inesistente. Appena giunge al piccolo porto di
Rivalto, il territorio di San Marco dei tempi del doge Andrea Dandolo,
scoppia una bufera di vento che costringe i naviganti ad un approdo di
fortuna presso un isolotto. Qui Marco cade in estasi e gli appare un angelo
che gli profetizza le ulteriori fatiche apostoliche sino alla costruzione
di una meravigliosa città, dove sarebbe riposato il suo corpo. Finita
l'estasi, Marco riparte e giunge a Roma rincuorato dalla profezia. Qui
presenta a Pietro sia il resoconto della sua attività missionaria, sia
Ermagora perché venga consacrato vescovo di Aquileia. Pietro accetta volentieri
la richiesta del discepolo.
Corre allora l'anno 50: Ermagora ritorna ad Aquileia, Marco si reca in
Egitto, ad Alessandria, dove per primo annuncia Cristo e organizza la
relativa comunità ecclesiastica fino alla morte.
A questo punto se è leggendaria la narrazione del Dandolo e dei predecessori
sull'arrivo di Marco e sull'apostolato in Aquileia tra il 48 e il 50,
gode invece una discreta certezza storica Ermagora quale primo vescovo
della città, ma senza aggancio alcuno con Marco e Pietro.
Marco in Egitto
L'apostolato marciano in Alessandria d'Egitto si fonda sul testo della
Historia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea. Gli storici e gli agiografi
posteriori hanno ampliato le notizie, ricostruendo una compiuta vita del
santo dalla nascita sino al martirio.
Secondo le fonti copte, dopo la morte del cugino Barnaba, e degli apostoli
Pietro e Paolo, a Marco appare Gesù che lo invita a partire per l'Egitto,
luogo da evangelizzare. Il santo, obbediente all'invito del Signore, ritornato
a Gerusalemme, porge l'ultimo saluto alla madre, prossima alla morte per
poi intraprendere il nuovo viaggio. Giunto a Cirene, Marco incomincia
a predicare e a compiere prodigi e miracoli.
Tutti gli abitanti aderiscono alla nuova predicazione.
Il viaggio di Marco riprende alla volta di Alessandria, città antagonista
di Roma che conta un milione di abitanti. Lo storico Simone Logoteta narra
le trame dei capi religiosi della città, i quali, appena si accorgono
del sorprendente numero di credenti in Cristo, per colpa di Marco, cercano
di catturarlo ed ucciderlo. Conosciuti i loro progetti per rivelazione
divina, egli ordina ai discepoli di innalzare una grande chiesa in onore
dell'Immacolata Vergine Maria e costituisce una vera e propria gerarchia
ecclesiastica.
Uscito di nascosto da Alessandria, ritorna a Cirene, dove si ferma alcuni
anni per consolidare la fede e costituire una regolare gerarchia . Terminata
questa fase l'evangelista decide di ritornare ad Alessandria. Nella grande
città che i cristiani sono aumentati di molto e sono attivi nell'azione
di proselitismo. Hanno già eretto una chiesa per la loro attività di culto
nella località di Boucoli.
La morte
L'occasione per disfarsi dell'evangelista non tarda a presentarsi. Gli
avversari di Marco, approfittando delle cerimonie pasquali presiedute
dal santo, gli inviano alcuni armati, che lo sorprendono mentre celebra
il sacrificio eucaristico e lo arrestano. Marco muore il giorno successivo,
è il 25 aprile del 68.
La moltitudine dei persecutori, nel desiderio, di far scomparire ogni
traccia del santo, getta il corpo nel fuoco. A questo punto il Signore
interviene in modo provvidenziale, facendo scoppiare una bufera violenta,
che fa crollare edifici e morire molti abitanti. I carnefici del santo
abbandonano in tutta fretta il corpo di Marco dandosi alla fuga. Quando
il cielo si rasserena, alcuni uomini raccolgono i resti di Marco e li
portano dove egli era solito cantare le sue preghiere e salmi, cioè a
Boucoli. Il sepolcro di Marco diviene in breve tempo un santuario di fama
internazionale, richiamandovi i fedeli dopo la fine delle grandi persecuzioni.
Ad Alessandria i nuovi patriarchi ricevono la consacrazione e l'investitura
sulla sua tomba, tenendo fra le mani il capo del santo, avvolto in preziosi
drappi.
Questo santuario marciano è stato risparmiato durante l'invasione persiana
dell'Egitto del 620, ma in parte incendiato durante l'invasione araba
del 644-646. Le reliquie del santo sono ritirate dalle macerie finché
al patriarca di Alessandria, viene concesso di ricostruire l'antico edificio
dove vengono riposti i resti dell'evangelista.
|
|