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Sezione dedicata al ritrovamento del corpo di San Marco


   

Nel giugno del 1094, mentre prosegue la costruzione della terza basilica, iniziata nel 1063, il corpo del santo non si trova più. Tra i pianti e le preghiere della città, dopo giorni di digiuno, il 25 giugno il santo rivela dove stanno le sue reliquie al doge Vitale Falier, al vescovo Domenico Contarini, ai nobili e al popolo riuniti nella basilica, sporgendo un braccio da un pilastro, precisato dall'antica tradizione sul lato destro della basilica. La chiesa si riempie di soavissimo profumo.
Una volta trovato il corpo del santo grazie a questo prodigio, appena viene esposto al centro della nuova basilica, hanno inizio le feste devote. I pellegrini per onorarlo giungono da Venezia e dal resto dell'Europa.
L'8 ottobre 1094, il corpo del santo viene collocato entro un sarcofago dal doge Falier nella cripta che viene ampliata per la circostanza. Oggi può sembrare incomprensibile la credenza che un essere umano possa emergere da una colonna, da un blocco di pietra. Siamo abituati a considerare la pietra e i muri come sostanze inorganiche, morte. Ma non è così nei secoli anteriori a quelli "razionalistici". Ancora negli scritti di Andrea Palladio (I quattro libri dell'architettura, 1570) troviamo il concetto della pietra come letteralmente viva, con caratteristiche che noi oggi chiameremmo organiche.
E' possibile immaginare una specie di identificazione tra San Marco e la struttura del suo edificio tombale. Il punto centrale nella "leggenda" del miracolo della colonna consiste non solo nel ricollegare il santo con la basilica, che diventa, in quanto deposito del suo corpo, basilica sepolcrale, ma anche nel creare un legame diretto tra la struttura materiale dell'edificio e un evento riguardante il santo in persona. Un importante effetto del miracolo stesso dev'essere stato l'intensificato contatto concreto con il santo protettore e la sua reliquia, cioè il suo corpo. Il miracolo accade in un periodo di rafforzata sensibilità popolare di fronte alle cose sacre ed è lecito supporre che proprio questo desiderio comune sia stato all'origine della "leggenda".

   

 

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