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Sezione dedicata alle trasformazioni di Piazza San Marco nel corso dei secoli


   

La seconda grande fase di interventi organici ed importanti sulla Piazza ebbe inizio nel '500 e terminò nel '600. Fu questa una fase voluta da Venezia per autocelebrarsi e per creare un complesso monumentale unico che fosse ammirato dai tanti viaggiatori che in quel periodo la visitavano e ne magnificavano la bellezza. È nel '500, di fatto, che prende corpo la Piazza come la conosciamo attualmente attraverso la costruzione o ricostruzione di gran parte degli edifici. Completate definitivamente nel corso del XV secolo le facciate della Basilica e del Palazzo Ducale, molte opere vengono compiute per glorificare Venezia ed hanno in sé, oltre al pregio architettonico, un forte valore simbolico.
Anche se solo in parte progettista e artefice delle opere architettoniche, fu il Sansovino a dare l'impronta più marcata interpretando, soprattutto nella Libreria, la sintesi della romanità con le esigenze celebrative della Repubblica.

La successione degli interventi inizia proprio nel 1500 con la costruzione della Torre dell'Orologio, opera attribuita al Codussi, che è nel contempo pretesto per creare un ingresso monumentale alla Piazza, ma nello stesso tempo per segnare "l'asse commerciale" che dalla Piazza si dipana attraverso le Mercerie fino alla zona realtina. Nel Periodo dal 1514 al 1538 vennero rifatte le Procuratie Vecchie: nel periodo finale intervenne direttamente il Sansovino che costruirà le ultime arcate fino a raggiungere la Chiesa di San Geminiano.
Nel 1514 intanto era stata completata la costruzione del Campanile: il 6 luglio dell'anno precedente era stato innalzato l'Angelo d'Oro sulla piattaforma girevole che ruota al soffiare del vento.
Il completamento monumentale della Piazzetta sarà costituito dalla costruzione della Libreria, detta "Sansoviniana" perché ideata e costruita da Jacopo Sansovino. Nata per ospitare i preziosi codici che il Cardinal Bessarione aveva lasciato alla Repubblica, l'opera verrà definita dal Palladio "il più ricco ed ornato edificio che forse sia stato fatto dagli antichi fino ad oggi". Costruita in due ordini di arcate formate da un porticato dorico e da un piano superiore ionico, ricco di fregi, nella parte superiore culmina in una balaustra che la cinge tutta.
Ancorché oggi il complesso sembri compatto dal Campanile alla parte che si affaccia sul Bacino, la sua costruzione subì diverse traversie. Decisa nel 1537 a partire dall'angolo della Piazza, nel 1545 la costruzione crollò in parte: a Sansovino non solo fu sospesa la carica di proto, ma subì la prigione. Solo nel 1547 ricominciarono i lavori completati fino alla XVI arcata nel 1554, a ridosso di un edificio allora esistente: la beccaria.
Passarono trent'anni prima che lo Scamozzi completasse l'opera fino alla ventunesima arcata. In realtà lo Scamozzi voleva elevare di un altro piano la Libreria e per questo si fecero studi che alla fine esclusero questa possibilità.
Dal lato del molo la Libreria si affianca alla Zecca, un edificio austero pari alla funzione pubblica che rivestiva.
In realtà la decisione di Sansovino di iniziare la costruzione della Libreria verso la Piazzetta partendo dai pressi del Campanile, modificò irreversibilmente il disegno della Piazza, obbligando di fatto la costruzione dei nuovi edifici prospicenti le Procuratie Vecchie partendo dall'angolo della Libreria verso Sud.

Una determinazione del Maggior Consiglio dell'11 Dicembre 1580, decise di demolire le abitazioni su quel lato "per la vecchiezza et brutto veder, che fanno" per conferire insomma alla Piazza l'aspetto monumentale che rispecchiasse la crescente prosperità della Repubblica.
Fu scelto il progetto dello Scamozzi e i lavori iniziarono nel 1584.

L'opera, le Procuratie Nuove, una volta demoliti gli edifici preesistenti, fu costruita come un edificio per otto abitazioni accostate cui si diede carattere unitario con la facciata continua a tre ordini di arcate, dando così, con le due quinte contrapposte, la caratteristica della Piazza e fu terminata attorno al 1640 dal Longhena con le sette arcate del lato di ponente.

Le trasformazioni ottocentesche più note sono la distruzione della Chiesa di San Gimignano nel 1807, la costruzione dal 1810 al 1815 del Patriarcato nella Piazzetta dei Leoncini con facciata monocroma in pietra bianca divisa in cinque scomparti. (1832) che sembra contrapporsi ai mosaici e alle superfici dorate e colorate di San Marco (1836 - 1850).

Nel 1902 - il 14 luglio - cadeva il Campanile di cui fu immediata la decisione di ricostruirlo "com'era dov'era" come narra questa cronaca aulica del tempo che detta anche i passaggi della veloce ricostruzione.

Il Campanile: com'era, dov'era!

La mattina del 14 luglio 1902 un lugubre crollo cancellava dall'orizzonte di Venezia il Campanile di San Marco. La sera di quel giorno il Consiglio Comunale, radunato d'urgenza, deliberava che il Campanile risorgesse. Né esitazioni, né dubbi, né dissensi. Fu un atto di ferma volontà collettiva; uno di quei frutti morali che nascendo dalle radici profonde del sentimento, anzi dell'istinto, maturano in un attimo. Il voto dell'assemblea dei cittadini compendiava in sintesi pratica tutte quelle ragioni dell'arte e di pubblica dignità, che l'analisi critica avrebbe sottilmente dichiarato o vanamente tentato di dissolvere. E subito dopo una modesta voce - modesta , perché nata anch'essa dal sentimento comune, non dal pensiero di pochi raffinati - esprimeva la formula che ricollocava idealmente la Torre nel posto tenuto per dieci secoli e le restituiva le care, domestiche sembianze. "Com'era, dov'era".

Poteva Venezia acquietarsi alla scomparsa della sua eccelsa vedetta? Commemorare, rievocare, e nulla più? L'accidia sospirosa dei ricordi può essere consentita agli individui; può assumere ai loro occhi un'attrattiva di dolce e accorata poesia. Ma carattere dei popoli forti sono, in ogni sventura, le provvidenze risanatrici. Se nel cospetto della grande rovina, Venezia si fosse adagiata nella molle filosofia della rassegnazione al fatto compiuto, avrebbe offerto al mondo un deplorevole esempio di viltà civile. Essa non aveva saputo prevenire e impedire la catastrofe; si mostrava incapace d'ogni energia riparatrice: questo sarebbe stato il comune giudizio. E coloro che hanno qualche consuetudine con la storia veneziana, avrebbero amaramente segnalato una strana antitesi col genio secolare della città, la quale ebbe profondo, come forse nessun'altra mai, il senso della tradizione e operoso, non inerte, il culto delle memorie.

Un'arida ma significativa cronologia:
- La commissione riedificatrice assunse l'ufficio il 23 agosto 1903;
- L''8 ottobre 1904 la palafitta era interamente gettata;
- Il 14 ottobre 1905 si conducevano a fine i lavori di robustamento del masso di fondazione, fino al livello della Piazza;
- Il 3 marzo 1906 era compiuta la zoccolatura fuori terra; il 31 marzo successivo cominciava l'opera in laterizio.
I lavori rimanevano interrotti per circa undici mesi, dal 2 luglio 1906 al 26 maggio 1907; si riprendevano il 27 e la struttura laterizia era terminata il 3 ottobre 1908.
- Il 29 dicembre dell'anno stesso venivano iniziati i lavori in pietra;
- La cella campanaria era finita il 30 agosto 1910;
- Il gran dado soprastante il 6 aprile 1911; la cuspide piramidale il 4 gennaio 1912.
- Le campane, già fuse il 24 aprile 1909, erano innalzate nel loro castello il 22 giugno 1910.
- L'elevazione dell'ossatura metallica dell'Angelo, la sua ricomposizione sul posto, il collocamento, seguivano dal 5 febbraio al 5 marzo 1912.
Il giorno appresso l'Angelo veniva scoperto.

Il ripristino della Loggetta sansoviniana si può ripartire in tre momenti:
- Dal settembre del 1903 al maggio del 1904, ricostituzione di tutti gli elementi architettonici e decorativi superstiti e mutilati;
- Dal gennaio 1908 al dicembre del 1910, erezione della fronte della Loggetta nel Palazzo ducale, per bene disporre il collegamento edilizio ed estetico fra parti nuove e parti vecchie;
- Dal 28 gennaio 1911 all'aprile del 1912, impostazione e costruzione definitiva nella sua sede originaria.

Ma l'intervallo fra la prima e la seconda fase non significò sosta, anzi l'opera non fu interrotta nemmeno durante i forzati riposi del Campanile. In quell'intervallo lavoravano assiduamente marmisti, scalpellini, scultori di decorazioni, a preparare i nuovi pezzi architettonici e ornamentali, a rafforzare i pezzi ancora adoperabili, a compiere i restauri assolutamente necessari, a congegnare gli innesti fra le parti conservate e quelle del tutto nuove. Sicchè la riedificazione del Campanile - dal masso di fondazione al vertice - e simultaneamente della Soggetta, abbraccia un periodo effettivo di poco più che sei anni e mezzo.

Da "Il campanile di San Marco riedificato" a cura del Comune di Venezia, Venezia 1912


   

 

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