| |
La storia della civiltà musicale veneziana corre parallela alla storia della
cappella musicale di San Marco e alla vita culturale che in essa si sviluppa.
Dopo la consacrazione della basilica, nel 1094, la prima notizia significativa
in ambito musicale è datata 8 giugno 1316, anno di stesura di un documento
in cui si legge: "Desemo a Maestro Zucchetto ducati 10 per conzamento
degl'organi grandi de San Marco li quali era vastadi". Questa data segna
l'inizio della "prima epoca" musicale della basilica contraddistinta dalla
presenza di quattordici organisti. Nel 1489 Fra Urbano colloca l'organo
di sinistra, detto primo organo, e Francesco Dana lo inaugura il 20 agosto
1490. Questo breve periodo, considerato comunemente "seconda epoca", è
caratterizzato dalla presenza contemporanea di due organisti, a cui, nel
1491 si aggiunge l'importante figura del Maestro di Cappella, il fiammingo
Pietro de Fossis, che ha anche il compito di istruire i cantori. E' l'inizio
della cosiddetta "terza epoca.
La Cappella di San Marco, su volontà del governo veneziano con decreto
dei "pregadi" del 18 giugno 1403, è anche scuola musicale.
Inizialmente vengono ammessi "otto putti veneti diaconi" per imparare
"a cantar bene" con il dono di un ducato al mese.
Con la morte del maestro fiammingo avvenuta nel 1527 l'onere di istruire
i cantori passa al suo successore Adriano Willaert, che se ne occupa personalmente
fino al 1562. Il luogo assegnato alla scuola è la cappella di San Teodoro.
Una seconda scuola di canto viene istituita nel 1577 al servizio della
chiesa, presso il Seminario di San Marco. Aperta nel 1580 la sua sede
è il palazzo del Primicerio. Nel 1591 il seminario ducale venne trasferito
in Sant'Antonio di Castello nella fabbrica detta Spedale di Messer Gesù
Cristo.
Nel frattempo Baldassare Donato, già maestro di canto, viene nominato
Maestro di Cappella in San Marco. Il Donato, nelle clausole riguardanti
la sua elezione, ha l'obbligo di insegnare ai chierici del seminario il
canto figurato, il canto fermo e il contrappunto. Le due scuole sono molto
attive e contano ottimi allievi. L'una per gli "zaghi di chiesa" e l'altra
per gli "allievi del seminario ducale" formano cantori, suonatori e compositori,
ambiti da tutto il mondo musicale del tempo.
I più famosi allievi di Adriano Willaert non sono veneziani: Cipriano
de Rore è fiammingo, Gioseffo Zarlino chioggiotto, Costanzo Porta di Cremona,
Claudio Merulo di Correggio, Francesco della Viola di Ferrara e Andrea
Vicentino di Vicenza.
Due geniali compositori, veneziani di nascita: Baldassare Donato e Andrea
Gabrieli, si pongono a capo della nuova "Scuola veneziana" e seguono un
indirizzo fortemente innovativo.
Zarlino, che non vede favorevolmente la sua didattica, opera in modo da
sciogliere la Cappella piccola, nella quale proprio Donato porta avanti
le nuove idee musicali. Il conflitto tra il Maestro di Cappella Zarlino
e Donato scoppia clamorosamente e pubblicamente nella sagra di San Marco,
solenne giornata di festività, con la dimostrazione dei cantori e la loro
ribellione alle disposizioni superiori.
La vivace opposizione di Baldassare Donato prosegue con l'attività di
un suo epigono, Giovanni Croce, da lui stesso istruito al canto e alla
composizione. L'opera crociana si sviluppa sotto l'impronta del maestro
soprattutto nella scrittura madrigalistica, mottettistica e per doppio
coro. A otto anni nel 1565 viene presentato come contralto per essere
accolto nella Cappella marciana, allora sotto lo Zarlino. In qualità di
cantore usufruisce dell'insegnamento della musica dato ai ragazzi nella
Cappella piccola di Donato. All'età di dodici anni assiste al citato incidente
tra il suo maestro e Zarlino. Nel 1594 viene nominato vice maestro su
suggerimento del Donato, passato intanto a condurre la Cappella dopo la
morte dello Zarlino.
Il Doge Marino Grimani, alla scomparsa di Donato, vuole un successore
energico e severo, che sarà individuato proprio nella persona del Croce.
L'altro caposcuola, Andrea Gabrieli, opera col Donato in favore di un'evoluzione
del pensiero musicale. Il Gabrieli tiene lezioni di organo e di composizione
a San Geremia. In seguito con la nomina in San Marco si stabilisce a San
Samuele, dove continua l'importante attività didattica.
Per una curiosa coincidenza i tre musicisti, che operano sulla scia di
Donato e di Andrea Gabrieli, si chiamano tutti e tre Giovanni: Croce,
Bassano e Gabrieli. La vitalità della corrente che questi tre musicisti
rappresentano opera una serie di pressioni sull'ambiente veneziano, tanto
che costringono Cipriano de Rore, il nuovo maestro fiammingo eletto nella
basilica di San Marco, a lasciare l'incarico ed a passare al servizio
di Ottavio Farnese, duca di Parma e di Piacenza. La stessa situazione
si verifica con Claudio Merulo, che nell 1584 deve trasferirsi a Parma
con la famiglia.
Zarlino, comunque, rimane una figura carismatica dell'ambiente musicale
veneziano, che rappresenta con grande autorità sia ufficialmente sia nella
sua attività di compositore e di teorico.
La "quarta epoca" musicale della basilica, caratterizzata da un Maestro,
un Vice Maestro e due organisti, raggiunge il suo massimo splendore con
Claudio Monteverdi, che abbandona la corte mantovana per sostituire Giulio
Cesare Martinengo nel 1613. In San Marco egli si adopera attivamente per
migliorare l'attività della Cappella, e molto scrive appositamente per
essa, senza per questo rinunciare a commissioni fatte da altri centri
musicali veneziani. I successori di Monteverdi svilupparono le sue intuizioni
e tutto il XVII secolo si svolse avendo il musicista cremonese come punto
di riferimento irrinunciabile.
La "quinta epoca" caratterizzata da un forte presenza strumentale all'interno
della basilica si apre con il nuovo secolo. Principali operatori sono
Antonio Lotti e Antonio Biffi, ma compositori del calibro di Benedetto
Marcello e soprattutto di Antonio Vivaldi non sono lontani e fanno sentire
la loro importante influenza. Caratteristica dei musicisti della cappella
sarà sempre più la sperimentazione di nuovi ambiti sonori in anticipo
sui tempi. Il secolo si conclude sotto la guida di un maestro e compositore
di grande fama Baldassarre Galuppi detto "il buranello".
La caduta della Serenissima, nel 1797, vede un forte ridimensionamento
dell'importanza della Cappella. Pur rimanendo una vivacissima compagine,
caratterizzata sempre da una produzione instancabile di nuove musiche,
la Marciana diventa cappella patriarcale e la nuova gestione curiale non
sempre si dimostra generosa nei confronti di questa antica e gloriosa
istituzione. Il XIX trascorre tra restrizioni di ogni tipo. L'orchestra
si riduce gradualmente fino a scomparire alla fine del secolo e la cappella
viene privata della voci acute. Con Antonio Buzzolla, attivo in basilica
dal 1850 al 1870, inizia la "sesta epoca" caratterizzata da un desiderio
di ritorno al passato e da un graduale ma inesorabile rifiorire della
musica a cappella accompagnata dal solo organo. Nel 1890 viene aggiunta
una formazione di voci bianche che permette l'esecuzione delle antiche
musiche cinquecentesche. Anche qui, come in tutta Europa, viene riscoperto
il fascino del gregoriano, e i nuovi compositori, primo fra tutti il giovane
Lorenzo Perosi, attivo a S. Marco dal 1894 al 1898, propongono un nuovo
modo di scrivere musica, più austero e più vicino all'antico patrimonio
monodico cristiano.
La particolare posizione geopolitica di Venezia, la continua serie di
scambi con le varie culture europee e mediterranee, ha reso la Cappella
di San Marco un punto di riferimento universalmente riconosciuto per un
lungo lasso di tempo, il che contribuì indiscutibilmente a rendere la
Serenissima una delle capitali mondiali della musica. Dalla seconda metà
del '500 fino a buona parte del '700 Venezia fu una capitale della musica
se non "la Capitale". Ma la funzione propositrice di idee sempre nuove,
rimarrà anche in seguito una costante della Cappella Marciana. Questa
singolare formazione è una delle poche rimaste in Italia ad eseguire regolarmente
polifonia di pregio durante l'ufficio liturgico, in continuità con la
propria tradizione.
Da secoli essa presenzia regolarmente alle più importanti funzioni della
Basilica senza soluzione di continuità e questo patrimonio culturale,
questo modus cantandi si perpetua in uno stile inconfondibile che si alimenta
continuamente sotto le volte di San Marco alla fonte del carisma dell'Evangelista
artista. La Cappella Marciana è uno dei simboli viventi della tradizione
musicale occidentale. Consci di questo, i suoi maestri, a partire dal
XIX secolo, hanno iniziato un'opera di recupero del patrimonio più antico,
nato anche all'interno di essa, con l'intento di restituire a mantenere
vivo l'enorme bagaglio che ci consegna il passato. Chi frequenta la Basilica
oggi, può ascoltare musica scritta a partire da otto secoli fa fino ad
arrivare a quella di poche settimane di vita.
Attualmente: Maestro di Cappella è Marco Gemmani, Primo organista Roberto
Micconi; Secondo organista Pierpaolo Turetta.
|
|