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Il tesoro della basilica è conservato nell'antiche stanze tra la chiesa
e il palazzo ducale, cui si accede attraverso una porta del transetto
meridionale impreziosita da un mosaico del XIII secolo che, a ricordo
dell'incendio del 1231, raffigura due angeli mentre sorreggono il reliquiario
della Croce miracolosamente rimasto intatto.
Il piccolo vestibolo introduce, a sinistra, nel santuario e, a destra,
nel tesoro vero e proprio. Nel santuario sono raccolte in otto nicchie
alle pareti numerosi preziosi reliquiari che contengono reliquie di santi
raccolte da Costantinopoli alla Terra Santa e da luoghi diversi del bacino
orientale del Mediterraneo.
Il tesoro è costituito da un insieme di 283 pezzi in oro, argento, vetro
e altri materiali preziosi.
Il nucleo più antico risulta da una parte del bottino trasportato a Venezia
da Costantinopoli tra il 1204 e il 1261, dopo la conquista veneziana.
Si tratta prevalentemente di calici liturgici, coppe, patene in pietra
dura montati su oreficeria smaltata bizantina. Ne fanno parte anche le
due icone dell'arcangelo Michele con cornici a smalti. A questi pezzi
si aggiungono vasi in vetro e pietra dura di epoca tardo antica, coppe
di provenienza islamica, tutti di grande interesse. Infine vi è il nucleo
degli oggetti occidentali, alcuni dei quali lavorati a filigrana a Venezia.
Altri pezzi si sono aggiunti successivamente, o per dono di pontefici
o di principi europei o dei dogi stessi.
Finita la Repubblica nel 1797, parte di esso viene depredata. Quanto si
salva viene riconsegnato alla basilica nel 1798, anche se, tra il 1815
e il 1819, pietre e perle preziose vengono vendute per le necessità del
restauro della basilica.
Nel tesoro possono essere individuate quattro sezioni:
- Oggetti appartenenti all'Antichità e all'Alto Medioevo, tra cui le due
bellissime lampade in cristallo di rocca scolpito a forma di pesce e le
due anfore con i manici a forma di animale, ciascuna ricavata da un unico
blocco di preziosa agata orientale;
- Oggetti di oreficeria bizantina dei secoli attorno al Mille: calici
e patene in pietra dura con montatura in oro e argento ornata di smalti
cloisonnes, presenti anche nelle due icone portatili con l'immagine di
san Michele Arcangelo;
- Oggetti appartenenti all'arte islamica (IX-X sec.): da ricordare la splendida
coppa in vetro turchese con animali stilizzati in rilievo e montatura
in argento dorato con pietre dure incastonate;
- Oggetti di provenienza e lavorazione occidentale: tra cui il famoso bruciaprofumi
a forma di piccolo edificio a pianta centrale sormontato da cinque cupole
e molti altri pezzi in cui viene soprattutto esaltata la lavorazione a
filigrana.
Restano da ricordare i due paliotti d'altare sulla parete sud: uno (fine del
XIll sec.) appartenente alla basilica e dedicato a San Marco, con il quale
ancora oggi si riveste l'altare maggiore nella grandi festività e l'altro
(XV sec.), dono di papa Gregorio XII, proveniente dalla chiesa cattedrale
di san Pietro di Castello.
Ultima preziosa presenza è il trono-reliquiario di San Marco in alabastro
calcareo di lavorazione alessandrina, forse del VI sec., giunto a Venezia
da Grado, al cui patriarca Primigenio era stato donato dall'imperatore
Eraclio nel 630. Sui fianchi si leggono bene i simboli dei quattro evangelisti,
sullo schienale è raffigurato l'agnello sotto un albero da cui sgorgano
i quattro fiumi del paradiso, secondo una visione dell'Apocalisse.
I pezzi più significativi del tesoro venivano esposti sull'altare di
San Marco nelle principali feste liturgiche, per destare sia l'ammirazione
delle ambasciate straniere, sia dei visitatori, sia per dare al culto
l'impressione di magnificenza.
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