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II gioiello più prezioso e più raffinato, espressione del genio di Bisanzio
e del culto della luce, intesa come elevazione dell'uomo verso Dio, è
da tutti considerato la pala d' oro posta sull'altare maggiore della basilica
marciana, che glorifica l'evangelista e ne racchiude le reliquie.
Pala discende dal latino palla, cioè stoffa, ornata a volte con immagini
di santi, per l'uso liturgico di coprire l'altare o abbellirne lo sfondo.
Dalla stoffa si passa all'oro o all'argento, da cui il nome di pala d'oro
o d'argento, frequente almeno nelle chiese delle lagune venete. Di queste
la più famosa è proprio la pala d'oro di San Marco, ordinata dal doge
Ordelaffo Falier nel 1102 e finita nel 1105 a Costantinopoli.
E' composta di 2 parti: la pala d'oro vera e propria e il contenitore
ligneo, che la riveste posteriormente.
Fin dalle origini viene aperta solo nelle feste liturgiche della Basilica,
così come avviene anche oggi. Negli altri giorni resta chiusa e ricoperta
da una pala detta "feriale", una tavola lignea dipinta. La più antica
viene eseguita da Paolo Veneziano e figli nel 1343-1345 con storie di
San Marco e santi, ora conservata nel Museo della Basilica. L'attuale,
lavorata nella prima metà del Quattrocento da un maestro tardogotico,
si può contemplare sul lato posteriore della pala.
Al centro della preziosa pala domina la maestosa figura del Cristo benedicente,
circondato dagli Evangelisti, che tiene il libro aperto, dove le parole
del libro sacro vengono sostituite da gemme a sottolineare la preziosità
del suo verbo. Al di sotto del Cristo, si trova la Vergine Maria orante,
e ai suoi lati il doge Ordelaffo Falier e l'imperatrice Irene.
Sopra il Cristo è raffigurata l'etimasia, la preparazione del trono del
Giudizio Finale, per la seconda venuta di Dio in terra, tra due cherubini
e due arcangeli. Più sopra la Crocifissione.
Ai lati sono disposti, in tre registri sovrapposti, i dodici profeti,
dodici apostoli, dodici arcangeli.
Allineate superiormente si trovano quasi tutte le feste della Chiesa bizantina,
da sinistra: l'annunciazione, la natività, la presentazione al tempio,
il battesimo di Gesù, l'ultima cena, la crocifissione, la discesa al Limbo,
la resurrezione, l'incredulità di Tommaso, l'ascensione, la pentecoste.
Ai lati, in posizione verticale, in dieci piccoli riquadri, a sinistra
i fatti salienti della vita di San Marco, e, a destra, gli episodi relativi
al suo martirio ad Alessandria d'Egitto e al trasferimento del suo corpo
a Venezia.
Il grande fregio superiore, proveniente da una della tre chiese del monastero
del Pantocrator a Costantinopoli, raffigura l'arcangelo Michele al centro
e sei formelle con l'Ingresso di Cristo in Gerusalemme, la Discesa al
Limbo, la Crocifissione, l'Ascensione, la Pentecoste e la Morte della
Vergine (o Dormitio Virginis). Numerosi tondi smaltati di varie dimensioni,
raffiguranti i santi venerati dai Veneziani, completano il quadro d'altare.
Per la storia di questa preziosa tavola vanno individuate tre fasi:
- La parte inferiore risale al periodo del doge Ordelaffo Falier (1102-1118).
Dello stesso periodo è la disposizione degli smalti, sia sulle cornici
laterali, con le storie di San Marco, sia sulla cornice superiore con
i sei diaconi e le feste cristologiche del calendario liturgico, nonché
del gruppo centrale del Pantocrator.
- Alla seconda fase va assegnata la parte superiore della pala, con la
serie delle sei feste bizantine e l'arcangelo Michele al centro, forse
recate a Venezia da Costantinopoli dopo il 1204.
- Il terzo intervento si è verificato tra il 1343-1345 affidando, su volere
del doge Dandolo, a due orefici veneziani il compito di inquadrare il
complesso entro cornici ad arco romanico (parte superiore) o arco gotico
(parte inferiore), distribuendo dovunque le 1927 pietre preziose e gemme.
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