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Le iscrizioni, che affiancano i mosaici e le numerose figure dell'Antico
e del Nuovo Testamento, costituiscono un aspetto poco conosciuto della
decorazione della Basilica, ma estremamente importante perché esse commentano
e completano ciascuna delle moltissime scene ampliandone il significato
spirituale. La quasi totalità delle iscrizioni presenti nei mosaici è
in latino.
Pochissime sono le iscrizioni in greco, tra cui i monogrammi di Cristo
e della Vergine che affiancano tutte le loro immagini, quasi a sottolinearne
la superiorità, i nomi accanto ad alcune immagini di San Pietro, San Paolo,
San Giovanni Evangelista, degli Arcangeli Michele e Gabriele, di alcuni
dei Padri della Chiesa orientale, il titolo dell'Anastasis, la discesa
agli inferi, sulla volta ovest della cupola dell' Ascensione e poche altre.
Tutte le iscrizioni latine rientrano nella seguente classificazione:
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brani biblici, citati testualmente o ripresi in forma riassuntiva in prosa o in versi, che illustrano singole scene o scritti nei cartigli dei profeti;
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testi medievali in versi che esprimono preghiere o invocazioni, diffusi sugli archi, sui semicatini e sulle volte, molto spesso rivolti a san Marco, redatti appositamente per la basilica;
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testi in prosa illustrativi di singole scene;
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nomi di profeti e di santi che affiancano tutte le singole immagini.
Analizziamo, a titolo esemplificativo, la zona del portale centrale che
dall'atrio immette all'interno della chiesa.
Attorno a questo portale, entro quattro nicchie sono situate le figure
dei quattro evangelisti nell'ordine canonico: Matteo, Marco, Luca e Giovanni,
considerate tra le più antiche realizzazioni musive della fine dell'Xl
secolo.
Sulla parte superiore delle nicchie, quattro emistichi recitano: Ecclesiae
Christi vigiles / sunt quattuor isti / quorum dulce melos / sonat et movet
udique coelos (questi quattro sono "sentinelle" della chiesa di Cristo,
il loro dolce canto risuona e muove da ogni parte i cieli).
Al di sopra, disposti su un registro di minori dimensioni, le immagini
di otto apostoli, anch'esse molto antiche, contornano la Vergine, alla
quale fa riferimento l'iscrizione disposta in linea orizzontale che la
rende figura simbolo della Chiesa: Sponsa Deo gigno natos ex virgine virgo
/ quos fragiles firmo fortes super aethera mitto (Sposa di Dio, sempre
vergine, genero figli che fortifico nella loro debolezza e li invio sicuri
in cielo).
Sulla fronte del grande semicatino che sovrasta il portale, la preghiera
è rivolta direttamente a Marco, il Santo evangelista e patrono della città,
raffigurato in un mosaico del XVI secolo, che in vesti liturgiche accoglie
i fedeli nella sua chiesa: Alapis Marce delicta precantibus arce / ut
surgant per te factore suo miserante (O Marco allontana i peccati da coloro
che ti pregano a mani giunte, per la tua intercessione e per la misericordia
di Dio possano essi avere la salvezza).
Sopra lo stesso portale, all'interno, una lunetta musiva del XIII secolo
mostra la Vergine Maria e San Marco nell'atto di intercedere per gli uomini
presso Gesù raffigurato come Pantocratore, signore e giudice dell'universo.
Le parole del Vangelo di Giovanni, ben visibili sul libro, ci danno la
giusta chiave di lettura della figura di Gesù che dice di se stesso: Ego
sum ostium, si quis per me introierit salvabitur et pasqua inveniet (Io
sono la porta, chiunque entrerà attraverso di me troverà i pascoli della
salvezza). Allora l'apertura che consente il passaggio dall'esterno all'interno
della chiesa, diventa simbolo chiaro della vera "porta" per il Regno di
Dio che è la persona stessa di Gesù.
Osservando infine le numerosissime figure di profeti, apostoli e santi
si nota che per ciascuno un'iscrizione ne reca il nome, secondo una prassi
tipica delle icone orientali su tavola, nelle quali il nome non può mai
mancare accanto alla figura. Si tratta ancora di iscrizioni in lingua
latina che testimoniano come Venezia, pur aperta a suggerimenti bizantini,
sia pienamente collocata nell'ambito culturale occidentale
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