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L'idea di architettura che sottostà alla basilica di
San Marco è fortemente radicata nel contesto culturale di Costantinopoli.
Il modello è la chiesa dei dodici Apostoli, costruita ai tempi di Giustiniano
e distrutta nel 1462.
La basilica attuale viene collocata in un suolo già edificato, sopra i
resti della prima e seconda chiesa, nello spazio disponibile tra il Palazzo
Ducale e la chiesetta di San Teodoro (810-819). Una soluzione ardita,
che unisce, nell'XI secolo, le memorie, costituite dalla tomba con le
reliquie del corpo di San Marco, all'impianto a croce greca di una nuova
grande chiesa a cinque cupole, la prestigiosa "Cappella Ducale". In San
Marco ogni cupola poggia su quattro grandi volte che scaricano il loro
peso su pilastri quadripartiti.
L'interno si propone con una sequenza unitaria suddivisa in singole partiture
spaziali, cui il mosaico a fondo d'oro garantisce continuità e il particolare
modo di essere della chiesa.
A diversità dei modelli greci, l'altare, legato alla tomba dell'evangelista,
non è al centro della croce, ma sotto la cupola orientale, quella del
presbiterio. In tempi successivi la basilica subisce modifiche sostanziali:
viene aggiunto il nartece, aperto un rosone gotico verso il Palazzo Ducale
e la vetrata dei cavalli nella facciata, variando l'atmosfera stessa dell'antica
fabbrica. Ogni modifica è legata a motivi strutturali, politici o di rappresentanza.
Unicità di San Marco
Oggi la basilica di San Marco è considerata eredità
viva della cultura romana, bizantina e veneziana. La basilica si può considerare
idealmente racchiusa in un quadrilatero di quasi 60 metri di lato.
L'impianto è a croce greca. Entrambi i bracci della croce sono suddivisi
in tre navate. Oltre la crociera, delimitata dall'iconostasi, l'area del
braccio est è occupata dal presbiterio al centro e ai lati, dalle cappelle
di San Pietro a nord e di San Clemente a sud. In fondo al presbiterio,
addossato all'abside, vi è un altare su un ripiano rialzato di 5 scalini
un tempo, per la deposizione del Santissimo.
Le teste del transetto si concludono con una parete rettilinea.
A nord inglobano le murature delle cappelle di Sant'Isidoro e dei Mascoli,
a sud quelle dell'accesso al Palazzo Ducale. Sui lati ovest e nord la
chiesa e circondata da un nartece nel quale, sulla testata sud, si apriva
la "porta da mar", ora occupata dalla cappella del cardinale Giovambattista
Zen.
L'entrata principale da ovest ha un portone ligneo della fine del X secolo,
rivestito di lastre di rame e grate bronzee più antiche.
A destra e a sinistra sono le entrate di San Clemente e di San Pietro.
All'estremità nord della facciata, quella di Sant' Alipio. Nel braccio
nord la porta dei Fiori e racchiusa anch'essa da un cancello bronzeo.
Dal nartece si entra in chiesa attraverso quattro porte: quella centrale,
quella di San Clemente e quella di San Pietro, in corrispondenza delle
cappelle omonime, e, a nord, la porta della Madonna o di San Giovanni.
Sul fronte sud, sul limite della porta da mar, tra la porta e un'antica
torre angolare viene costruito il battistero, caratterizzato da due cupole
e da una volta che lo raccorda con le strutture della cappella Zen. La
torre, d'incerta funzione, trasformata con la realizzazione della terza
San Marco, è collegata internamente alla chiesa e alle murature del palazzo
inglobate nella testa del transetto sud.
Il manufatto ospita ora il Tesoro e il Santuario con le reliquie. Dal
presbiterio e dalla cappella di San Pietro si accede alla sacrestia ingrandita
alla fine del XV secolo. Contigua alla sacrestia è la quattrocentesca
chiesetta di San Teodoro.
Sotto il presbiterio e le cappelle laterali c'è la cripta
a tre navate absidate. Nella centrale, sotto l'altare maggiore si trova
l'antico sacello in cui era custodito il corpo dell'evangelista. La cripta
è coperta da volte a botte incrociate, sostenute da colonnine con capitelli
bizantini a semplice decorazione a cestino, databili tra la fine del X
e l'XI secolo. A ovest della cripta, ad un livello inferiore, vi è uno
spazio denominato "retrocripta" con le tombe dei patriarchi di Venezia
dal 1807.
A causa di ripetuti incendi i matronei che coprivano
le navate laterali dei bracci ovest, nord e sud della croce sono stati
eliminati. I soli matronei rimasti sono quelli sopra le strutture murarie:
sopra il nartece, la cappella di Sant'Isidoro, le murature di confine
con il palazzo e i semicatini delle absidi nelle cappelle di San Pietro
e San Clemente. Tutti gli altri sono ridotti a semplici passaggi.
Nella chiesa si definiscono l'area di pertinenza ducale
nel transetto sud, strettamente connessa al palazzo attraverso passaggi
e finestre a diversi livelli; l'area di pertinenza del primicerio e dei
sacerdoti di San Marco nel transetto nord, legata alle rispettive canoniche.
Attorno alla chiesa l'altezza e l'importanza degli edifici aumentano riducendo
la luce all'interno dell'edificio sacro. Agli inizi del Quattrocento la
Serenissima decide la realizzazione di due grandi bocche di luce, la vetrata
dei cavalli in facciata e il rosone nel transetto sud verso il palazzo
dei dogi.
Le cupole, quella dell' Ascensione al centro, dei Profeti
sul presbiterio, della Pentecoste sopra la navata, di San Giovanni sul
braccio nord e di San Leonardo sul braccio sud del transetto sono costituite
da una semisfera in muratura che poggia su grandi volte di sostegno. Intorno
al 1260 le cupole in muratura vengono ricoperte da cupole lignee di maggiori
dimensioni sormontate da un cupolino su cui poggia una croce cosmica dorata.
Lastre di piombo di 2-3 millimetri di spessore ricoprono le cupole lignee
e il cupolino.
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